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“Ho lasciato aperta la porta che conduce alla mia fantasia,

e loro sono entrati dando vita e colore alle mie emozioni”.

 

Esiste una Sardegna fatta di Rosso e Nero e di pochi altri intensi colori e tratti d'artista che si sposano per dare sfondo e vita a personaggi capaci di raccontare la storia di un'Isola che non c'è, ma che vale ancora la pena di sognare. È il mondo fantastico dei MoRos nati a Macomer e capaci di rappresentare in maniera chiara e riconoscibile il complesso talento immaginifico dell'eclettica artista che li ha creati. Che si presenti su tele o grandi murales, o su pannelli di legno il racconto dei MoRos si nutre della nostalgia di un passato sentito come preferibile alle brutture della nostra contemporaneità e della forza dell'utopia che quella contemporaneità vorrebbe cambiarla.

 

Artefice di questo mondo narrato per immagini è l'artista macomerese Gina Tondo giunta a questo processo creativo dopo anni di varie esperienze dedicate soprattutto a perfezionare la pittura su vetro. Figlia d'arte, non ha dubbi nell'indicare la fonte di questa sua avventura che, come per i suoi primi passi di pittrice, è fortemente legata alle figure

della madre artista e insegnante d’arte Marisa e del padre Antonello che divideva il suo impegno tra il ruolo di insegnante e quello di progettista di architettura d’interni insieme alla moglie. «Sono nata e cresciuta fra pennelli e colori – sostiene Gina Tondo – e fin da bambina il mio ricordo è legato alla loro attività che si nutriva di creazione. In ciò che faccio oggi e anche nella composizione dei MoRos c'è molto di quello che mi hanno trasmesso mio padre e mia madre».

 

Cosa siano i MoRos e cosa intendano rappresentare, Gina Tondo lo spiega così: «Sono un popolo dal grande cuore. Hanno disegnato, attraverso la mia mano, la tela bianca con le loro facce espressive, con i loro occhi e le loro grandi mani capaci di parlare per raffigurare il loro mondo; hanno colorato la tela con il nero ed il rosso, colori forti, contrastanti, che meglio rappresentano la loro indole di popolo sardo e quella della loro terra». Gli antichi mestieri o le professioni, i balli della tradizione o i costumi delle feste antiche sono alcuni dei soggetti che li accompagnano in un contorno ideale che vorrebbe nutrirsi solo di grazia, lontano dalla violenza e dalle miserie del presente. I MoRos nascono come soggetti esclusivamente maschili per poi aprirsi al mondo femminile che, oggi, rappresenta l'altra cifra distintiva della narrazione di Gina Tondo. «È l'immagine di una Sardegna in cui la donna aveva (o forse ha ancora) il controllo della famiglia e, di conseguenza, anche delle comunità». Un'utopia, appunto, forse non solo da sognare, ma da tentare di ricostruire.

 

(Luca Contini)